La vita, in genere, fila liscia. Giornate più o meno prevedibili, ritmi conosciuti, qualche buona intenzione e l'illusione che tutto stia andando secondo i piani. Poi, a sorpresa, succede qualcosa che scombina tutto. E niente, si improvvisa.
Questa mostra nasce proprio da lì. Da un momento in cui le cose non sono andate come speravi. Nessuna grande rivelazione, nessuna redenzione: solo il bisogno di guardare quello che succedeva — a me, intorno a me — con un minimo di lucidità e, quando possibile, con un certo spirito di sopravvivenza ironica.
Le foto sono nate dentro quella routine sconclusionata, nel quotidiano vero di quei giorni. Non sono andato lontano. Ho fotografato quello che c'era, tra una visita, un pensiero stonato e una pausa caffè più lunga del previsto. Nessuna scena spettacolare, nessuna ricerca estetica precisa, solo frammenti piccoli, anche banali, ma con dentro qualcosa che mi serviva fermare. Per capire? Per distrarmi? Per respirare? Tutte e tre, direi.
È una raccolta di momenti fuori programma, quelli in cui al massimo riesci a dire: Oups, Tant Pis. Pazienza. È capitato. Si fa come si può. E alla fine, magari, viene fuori qualcosa che assomiglia alla verità. O almeno a una versione più onesta della storia.
Non c'è un messaggio da decifrare, né una morale da portarsi a casa. Solo uno sguardo semplice su ciò che succede quando i piani saltano e si prova lo stesso a starci dentro. Con leggerezza, quando si riesce. Con ironia, quando serve.



